sabato 2 novembre 2013

2 Novembre





                                                                          Immagine dal web


Un giorno ci rincontreremo.
Ti voglio bene.                



venerdì 4 ottobre 2013

'na ciofeca

Non capisco perché mi ostino così tanto ad avventurarmi in certe cose che non mi appartengono per niente.
Eppure le istruzioni le ho seguite alla lettera, pure gli ingredienti erano gli stessi della ricetta.
L'infornata, dev'essere stata per forza la messa in forno a non funzionare.
Certo che sarebbe stato comodo sapere prima se il forno dovesse essere preriscaldato oppure no, io l'ho acceso appena messa la torta dentro. E la fiamma? Bastava solamente quella di sotto o anche quella sopra? Le ho accese entrambe, non so il motivo sulla decisione che ho preso, ho pensato che la risposta come al solito sarebbe stata quella contraria indipendentemente da ciò che avrei deciso e allora tanto valeva...
Comunque i 50 minuti della ricetta sono andati a farsi benedire, altro che 50, ce ne ha messo il doppio con tanto di prova stecchino.
Quando l'ho spento sembrava davvero appetitosa all'aspetto, ma non appena si è raffreddata si è sgonfiata come un palloncino risultando piatta e raggrinzita. Quando l'ho tirata fuori dalla teglia sembrava un enorme sfoglia di silicone, avrei potuto benissimo usarla come cuscino per la sedia.
Il sapore? Dopo essermi fatto coraggio con l'aiuto dello yoga e dell'auto convincimento che sarebbe stata buona, al primo microscopico morso l'ho sputata via deluso dal risultato. Silicone dolce, ottimo per fare stampi per budini.
Eh, bisogna nascere pasticceri per queste imprese, forse dovrei limitarmi allo "spirito d'uovo" come lo chiamavamo da bambini. Un rosso d'uovo zuccherato in un bicchiere, una mescolata e via a leccarsi le dita per quanto ci piaceva. Povero, semplice, facile da ricordare.
Il mio problema è che son troppo cocciuto e non credo che rinuncerò facilmente ad incasinarmi ancora nell'imbrattare padelle e tegami, chissà che un giorno magari non riesca ad imbroccarne qualcuna come Dio comanda?

sabato 3 agosto 2013

Buongiorno

È da infarto.
Essere svegliati da un terrificante suono dico.
La mia sveglia lo partorisce ogni santa mattina alle cinque precise. Beh, precise non direi proprio dato che ogni fine settimana si ritrova con l'avere sempre dieci minuti di troppo sul groppone. Tocca rimetterla ogni qualvolta indietro se non voglio ritrovarmi sveglio qualche ora prima.
Che poi sveglio lo son sempre, passo tutto il tempo a fare giravolte nel letto sia per il caldo sia per ricevere meglio le folate di aria calda che il mio ventilatore rumorosissimo cerca di buttarmi addosso. Quando finalmente si riesce a prendere sonno (precisamente alle cinque meno cinque minuti), ecco che la sinistra colonna sonora molto più storpiata di “Psycho” comincia col suo stridulo suono.
Infarto assicurato per chi dovesse sentirla per la prima volta, credetemi.
L'avevo comprata dai cinesi, non sapevo che la sua sveglia fosse così particolare, pensavo fosse una normalissima e fastidiosissima suoneria come tutte le altre.
Odio le suonerie. Qualsiasi tipo di suoneria. Sopratutto quella dei telefoni sia fissi che portatili. Metto sempre e solo la vibrazione al mio, altrimenti lo sbatterei contro il muro. Non so perché, mi fanno andare in bestia, sarà forse una mia aberrazione. Per la suoneria della sveglia il più delle volte mi sveglio un attimo prima che suoni per spegnerla per non sentirla squillare; poi se mi riaddormento dopo (cosa possibilissima), sono davvero nella merda se faccio tardi al lavoro, dato che non do mai una seconda occasione all'infernale oggetto di fare il bis.
Ieri io e la mamma abbiamo raccolto i pomodori, l'unica cosa che siano andati bene nell'orto quest'anno. Fino a poco tempo fa faceva ancora freddo e gli ortaggi erano tutti bloccati, nel senso che non proseguivano nella crescita. Poi col riscaldarsi delle giornate sembrava che si stessero riprendendo ma purtroppo non ce l'hanno fatta fino in fondo. La colpa naturalmente è mia, è un terreno che ha bisogno di sostanze nutritive e questo inverno non ho potuto dargliele per via della malattia del babbo, infatti dovevamo farlo insieme, ma ahimè...!
Non importa, appena prima di piantarci le cose invernali mi rimboccherò le maniche e farò il mio dovere fino in fondo.
Oggi sveglia alle quattro di mattina, per fortuna non ho dovuto sorbirmela perché non ho dormito per niente. Dopo una brioscina a secco e un'altra inzuppata nel caffè, sono sceso a casa dei miei per cominciare a pulire ed affettare i pomodori, naturalmente mia madre era già quasi a metà lavoro, suppongo non abbia dormito per niente nemmeno lei.
Dopo averli affettati, infilati nella macchinetta per macinarli e strizzarli per bene, aver colato il sugo dall'acqua in eccesso, aver imbottigliato il prezioso nettare insieme ad un paio di foglie di basilico e alla fine messo le bottiglie a bollire in un capiente contenitore d'acqua per qualche ora, la soddisfazione per il lavoro ben fatto ci ha messo tutti di buon umore.
Per il pranzo un bel piatto di spaghetti col sugo fresco non ce lo toglie nessuno.
Buon appetito.

martedì 19 marzo 2013

Ciao babbo

Un abbraccio fortissimo a te che mi sei sempre stato vicino.
Ti voglio un mondo di bene.

lunedì 4 febbraio 2013

Piccole cose

Ho sempre evitato di farlo.
Cerco di allontanarmene, di scappare via. È troppo doloroso.
Non posso, non ci riesco.
Eppure lo faccio lo stesso quasi ogni giorno.
Oggi mia madre ha svuotato il suo comodino. Mi ha consegnato quelle piccole cose che conservava da chissà quanto tempo.
Piccoli oggetti quasi insignificanti ma ancora di grande utilità. No, alcuni ormai erano antiquati, ma credo che risulterebbero utili ancora oggi volendo.
Una decina di chiodi d'acciaio, mi hanno strappato un sorriso nonostante le lacrime agli occhi. Un'infinità di cappelletti di camere d'aria delle ruote delle macchine che ha posseduto molto tempo fa. Una molla, dei ribattini, due o tre dadi con bulloni, una vecchia chiave, delle pietrine di accendini e un piccolo serbatoio di cherosene vuoto come ricambio per quegli accendini che si caricavano con quel tipo di carburante.
Li ho conservati tutti, uno per uno. Non posso buttarli via. Come potrei farlo?
Ne escono fuori ogni giorno, la sua presenza si fa sentire così fortemente. Metter via la sua roba è un tormento terribile. Il mio petto si gonfia di dolore ed io non so come tirar fuori tutto questo urlare represso.
Non passa giorno che non abbia bisogno di lui. Lo chiamo spesso nei miei pensieri. L'aspetto ancora quand'è ora di pranzo, guardo fuori dalla finestra oltre il cancello quando sento passare una macchina, ma poi mi rendo conto che la sua auto sta ferma parcheggiata proprio di fronte a me.
E mi si spezza il cuore.
Ma dove sei? Quando torni?
Non riesco ad accettarlo, è troppo grande per me questa cosa. Com'è possibile che non ci sia più?
Era una persona, ci parlavamo, gli stringevo la mano quando stava male.
Gli toccavo la fronte con la scusa di vedere se aveva la febbre come spesso succedeva, ma la realtà era che volevo accarezzarlo. Sapevo che non avrei potuto farlo mai più se non in quel poco tempo che ci era concesso di stare ancora insieme.
Alla fine poi l'ho fatto.
Gliel'ho dato quel bacio sulla fronte.
L'ho fatto da vigliacco, ho aspettato che dormisse. Non lo so perché, forse per vergogna, nella nostra famiglia non ci sono stati mai molti episodi di tenerezza fra di noi.
Gli ho detto che gli volevo bene.
Bisognava alzare la voce con lui perché aveva problemi di udito, ma sono sicuro che mi ha sentito benissimo quando l'ho detto.
Mi piace crederlo.
Voglio crederci.
Non faccio che piangere. Ma come si fa ad essere forti?
Mi manca da morire ed ho paura di non farcela.
Cosa succederà quando saranno messe via tutte quelle sue piccole cose?
Cosa ne sarà di lui?
Cosa ne sarà di me?

sabato 19 gennaio 2013

Cena frugale

MIIIIIIHHH che rottura di balle!
Uno non può nemmeno scaldarsi una semplice fettina senza finire per avere un attacco di nervi.
Tolgo fuori dal freezer una di quelle vaschette con tre bistecchine comprata al supermercato perché non ho voglia di cucinarmi altro che mi prenda troppo tempo. Il cellofan che la avvolge è di quelli morbidissimi che aderisce benissimo al contenitore. Lo sfilo via per metà, così appena presa una bistecchina posso riavvolgere la vaschetta.
Seee, magari fosse così semplice.
Per quanto tenti di tirare fuori il mio pezzo di carne, questa non vuol saperne di venire via. Son saldate le une alle altre dal ghiaccio. Ho capito, tolgo del tutto il cellofan facendo attenzione che non si avvolga e appiccichi su se stesso e lo stendo sul ripiano del lavandino. Prendo la carne e levo via quella specie di cartoncino che ha attaccato sul fondo, faccio attenzione a toglierlo tutto con cautela evitando di lasciarne qualche pezzettino, non so che roba sia e non voglio che finisca sul mio piatto, potrebbe essere un materiale tossico e l'ultima cosa di cui ho bisogno è finire al pronto soccorso per una fettina. Ritento il distacco della mia bistecchina dalle altre, sono una sopra l'altra ma un po' scalate, come un ventaglio di carte. Uso solo le dita per via del gelo ma a quanto pare non sono sufficienti. Le prendo deciso con le mani e forzo più che posso per dividerle. Ci metto un bel po' di tempo e le mani cominciano a farmi male dal freddo.
Niente, non si staccano manco a pagarle care.
Le sbatto sullo spigolo del tavolo, la pazienza comincia ad andare a farsi benedire. Sono un tipo che di pazienza ne possiede a bizzeffe, ma stasera non sono dell'umore adatto.
I vicini penseranno che sto facendo dei lavori in casa col martello se mi sentono fare tutto questo baccano. Me ne infischio di loro e proseguo lo sbattimento delle bistecche sul tavolo come un pazzo.
Macché, nulla di nulla.
Mi frulla in testa la visione di un grosso martello; non tentarmi.
Con l'ennesimo colpo mi schizza via di mano il pacchetto e finisce a terra, ma porc...! Lo recupero e ci trovo due pelucchi attaccati, che schifo, se c'è una cosa che non sopporto è trovarci un capello sul piatto dove mangio. Lavo via l'orrore prima che mi passi la voglia di cenare.
Mi riscaldo le mani sull'acqua calda. Penso che l'unica soluzione sia metterle sotto il getto d'acqua per sciogliere un po' il ghiaccio. Provo l'idea, ma l'operazione però mi prende troppo tempo, facevo prima a farmi due spaghetti.
Dopo qualche minuto sento che si ammorbidiscono ai lati, riprovo a staccarle ma sembra che ancora resistano. Ci metto più forza e mi si spezza un lato, quello più sottile, una strisciolina di carne praticamente. Che nervi, le risbatto sul tavolo incazzato come una bestia, ma mi faccio più male io che loro.
Ho deciso, le scaldo tutte e tre al microonde, non volevo farlo ma sembra che non ci sia altra soluzione. Una me la mangio stasera e il resto le metterò in frigo per un altro momento.
Quanto ci voleva!   

giovedì 20 dicembre 2012

Il mio babbo

Il rumore del motorino del frigorifero provenire dal cucinino, il ticchettio della lancetta dei secondi dell'orologio appeso alla parete, il respiro affannoso e irregolare del babbo nel suo letto. Questi erano i suoni che si udivano nelle notti passate a vegliare su di lui.
Non starò a raccontare ciò che ha passato, il dolore che ha dovuto sopportare nella sua degenza; né parlerò del nostro operato nell'alleviargli ulteriori sofferenze. Voglio solo dire poche parole su chi era mio padre, ciò che è stato.
Voglio farlo perché si dice che certe cose nella rete rimangano per sempre, o così credo di aver capito. Non lo so se sia vero ma spero tanto di si. Voglio che qualcosa di lui viva ancora tanto a lungo, non solo nei miei ricordi, perché se lo merita.
La Storia è stata scritta da grandi uomini, grandi eroi che hanno compiuto imprese epiche. Il mio babbo era soltanto un contadino che ha dedicato tutta la sua vita al lavoro e alla famiglia. Era un uomo molto buono e mai l'ho visto mettersi contro qualcun altro se non per difendere i propri diritti. Era un tipo tranquillo, allegro e giusto. Una delle tante persone che per le proprie imprese non entrerà mai nei libri di Storia e non sarà mai ricordato come un eroe.
Il mio babbo era un grand'uomo, questo posso dirlo di lui perché è la verità.
Ha fatto dei propri figli, di me, delle persone oneste e sincere. Ci ha insegnato cos'è la lealtà, a distinguere cos'è giusto e sbagliato. Ci ha indicato la via e molto di più.
Ho seguito sempre i suoi consigli e spero di non averlo mai deluso per quei piccoli sbagli che ho fatto.
Se questo non è essere un grande uomo allora tutte quelle persone che hanno fatto la Storia non sono niente in confronto.
Babbo mio ti voglio bene, spero di rivederti un giorno per poterti riabbracciare.
Mi manchi. Non ti dimenticherò mai.