lunedì 4 febbraio 2013


Piccole cose

Ho sempre evitato di farlo.
Cerco di allontanarmene, di scappare via. È troppo doloroso.
Non posso, non ci riesco.
Eppure lo faccio lo stesso quasi ogni giorno.
Oggi mia madre ha svuotato il suo comodino. Mi ha consegnato quelle piccole cose che conservava da chissà quanto tempo.
Piccoli oggetti quasi insignificanti ma ancora di grande utilità. No, alcuni ormai erano antiquati, ma credo che risulterebbero utili ancora oggi volendo.
Una decina di chiodi d'acciaio, mi hanno strappato un sorriso nonostante le lacrime agli occhi. Un'infinità di cappelletti di camere d'aria delle ruote delle macchine che ha posseduto molto tempo fa. Una molla, dei ribattini, due o tre dadi con bulloni, una vecchia chiave, delle pietrine di accendini e un piccolo serbatoio di cherosene vuoto come ricambio per quegli accendini che si caricavano con quel tipo di carburante.
Li ho conservati tutti, uno per uno. Non posso buttarli via. Come potrei farlo?
Ne escono fuori ogni giorno, la sua presenza si fa sentire così fortemente. Metter via la sua roba è un tormento terribile. Il mio petto si gonfia di dolore ed io non so come tirar fuori tutto questo urlare represso.
Non passa giorno che non abbia bisogno di lui. Lo chiamo spesso nei miei pensieri. L'aspetto ancora quand'è ora di pranzo, guardo fuori dalla finestra oltre il cancello quando sento passare una macchina, ma poi mi rendo conto che la sua auto sta ferma parcheggiata proprio di fronte a me.
E mi si spezza il cuore.
Ma dove sei? Quando torni?
Non riesco ad accettarlo, è troppo grande per me questa cosa. Com'è possibile che non ci sia più?
Era una persona, ci parlavamo, gli stringevo la mano quando stava male.
Gli toccavo la fronte con la scusa di vedere se aveva la febbre come spesso succedeva, ma la realtà era che volevo accarezzarlo. Sapevo che non avrei potuto farlo mai più se non in quel poco tempo che ci era concesso di stare ancora insieme.
Alla fine poi l'ho fatto.
Gliel'ho dato quel bacio sulla fronte.
L'ho fatto da vigliacco, ho aspettato che dormisse. Non lo so perché, forse per vergogna, nella nostra famiglia non ci sono stati mai molti episodi di tenerezza fra di noi.
Gli ho detto che gli volevo bene.
Bisognava alzare la voce con lui perché aveva problemi di udito, ma sono sicuro che mi ha sentito benissimo quando l'ho detto.
Mi piace crederlo.
Voglio crederci.
Non faccio che piangere. Ma come si fa ad essere forti?
Mi manca da morire ed ho paura di non farcela.
Cosa succederà quando saranno messe via tutte quelle sue piccole cose?
Cosa ne sarà di lui?
Cosa ne sarà di me?