domenica 7 ottobre 2012


Ai confini della realtà

Finalmente mi decido a comprare il rubinetto che perde del cortile. Ho sempre rimandato di giorno in giorno, ma ora non mi scappi. A forza di gocciolare qui rischio che mi arrivi una bolletta di quelle toste, meglio evitare.
Raggiungo con la mia vecchia FIAT 127 il paese vicino che sta ad un chilometro esatto di distanza.
Mi dirigo al solito negozio di ferramenta, è piuttosto grande e ben fornito. L'unica pecca sta nel fatto che non ti lasciano girare per gli scaffali a prendere di persona ciò che ti serve. Devi per forza chiedere al commesso che sta al bancone, cosa che trovo snervante da fare. Farei un sacco di acquisti se avessi mano libera, non solo io ma persino gli altri clienti.
Ci sono due persone nella fila avanti a me, un'altra si è aggiunta alle mie spalle. Il mio sguardo nell'attesa vaga fra gli articoli esposti e vedo che parecchia roba potrebbe essermi utile per la casa, ma ahimè, i soldi non sono sufficienti, meglio limitarsi a prendere il mio rubinetto.
E' il mio turno, il commesso è il solito sostituto del proprietario quando lui è assente. Mi avvicino al bancone per fare la mia ordinazione.
- Dimmi – chiede il commesso.
- Buongiorno, vorrei un rubinetto da mezzo pollice.
- Prego?
- Un rubinetto da mezzo pollice.
Lui mi guarda con aria un po' stranita. - Non ho capito scusa.
- Un rubinetto – faccio io alzando sufficientemente la voce pensando che forse è un po' duro d'orecchi.
- Un rubinetto? Cos'è questo rubinetto?
Un tantino sorpreso dalla sua domanda riparto alla carica. - Un rubinetto da mezzo pollice – dico gesticolando come uno scemo nel tentativo di mimare quella che dovrebbe essere la forma di un rubinetto.
- Ma cos'è? A cosa serve?
Comincio a sudare freddo, forse sono io che non riesco a fargli arrivare il messaggio. Dal cliente dietro di me non mi arriva nessun aiuto, sembra essere sorpreso pure lui solo che non so se per la mia”strana” richiesta o per la stupidaggine del commesso.
- E' un rubinetto – proseguo ripetendo sempre la stessa cosa come se facendolo potessi farmi comprendere meglio. - Si attacca al muro... cioè, veramente si attacca al tubo che sta nel muro, quello dove c'è l'acqua... si avvita e poi si apre e si chiude... con l'apposita manopola... e l'acqua esce... quand'è aperto... perlopiù... - Ormai sono nel pallone, non so nemmeno io quello che sto dicendo. Atri due clienti entrano giusto in tempo per assistere a questa farsa.
- Non riesco a capire, ma ce l'abbiamo noi quest'articolo?
E daje, insiste pure. Devo essere io per forza. Forse al posto di “rubinetto” ho detto qualcos'altro, una cosa tipo “friscuzzabrulla”, per questo non capisce. - Certo che l'avete, aivoglia rubinetti!
Si guarda intorno come cercando un'illuminazione. - Non so – fa un po' perplesso. - Eppure... ma sei sicuro?
Il panico si è ormai impadronito di me. Comincio a dubitare seriamente della mia sanità mentale. Mi sento come se fossi finito dentro un episodio di “Ai confini della realtà”, quello dove un uomo si sveglia in un mondo in cui le parole sono tutte invertite; dove dinosauro significa pranzo, mentre pranzo non è altri che un colore rosso chiaro e cane invece che sta ad indicare il giorno mercoledì. Roba da diventare matti insomma!
- Serve per far scorrere l'acqua, si apre e si chiude.
Si è formata una piccola folla alle mie spalle che bisbiglia qualcosa di certi rubinetti, qualcuno lo sento persino sghignazzare. Imbarazzo, sudore, panico ed ora pure l'incazzatura. La giornata non si presenta affatto bene.
- Aspetta che vado a controllare.
Si, vai a farti un giro che magari ti torna la ragione. Gli altri mi guardano curiosi, devo essere rosso come un cocomero in viso, infatti me lo sento un po' surriscaldato.
Ma che succede? Sta accadendo davvero tutto questo? E' tutto reale o sono finito in un incubo?
Dopo aver rovistato in parecchi scaffali quel coglione del commesso ritorna finalmente con quello che mi serve.
- E' questo quello che cerchi? - domanda sventolando l'oggetto ai quattro venti con l'aria vittoriosa per l'impresa compiuta, come se avesse trovato ciò che nessuno era mai riuscito a scovare prima d'ora in vita sua.
Evviva, che bravo, degno di un predatore dell'arca perduta, ma vaffanculo! - Si, è quello che cercavo – gli rispondo con la voglia di andarmene da lì il più presto possibile.
Pago ed esco col rubinetto avvolto a mo' di fagotto dalle mie mani come a nascondere quell'acquisto così strano e imbarazzante manco fosse un vibratore con stimolatore anale, ancora incredulo di ciò che mi è appena successo.
Sono un tipo con una pazienza quasi infinita, ma se quell'idiota avesse insistito ulteriormente lo avrei mandato come sa fare solo Aldo Baglio nei suoi sketch: VaffancuUUUUUulo!
A ripensarci non sono io ad aver fatto alcuna figura di merda, in realtà la colpa è stata tutta di quel rincoglionito del commesso, ma non so perché in quel negozio non ci torno più molto volentieri e spesso come prima.